Filosoficamente, la tradizione Agamica include le seguenti dottrine principali:
i cinque poteri di Siva:
creazione
preservazione
distruzione
rivelazione
occultamento
Le tre categorie:
Pati,
pashu
pasha-Dio, anime e legami
i tre legami: anava, karma e maya;
il triplice potere di Siva-iccha, kriya e jnana shakti;
i 36 tattva, o categorie di esistenza, dai cinque elementi a Dio;
la necessità del Satguru e dell'iniziazione;
il potere del mantra;
- i 4 pada: charya, kriya, yoga e jnana.
Filosofia e pratiche Agamiche vengono trasmesse anche attraverso altri canali:
Lo Saiva Purana.
Templi Shaiva, dalla costruzione all'esecuzione dei rituali, tutto è esposto negli Agama. In particolare gli shodasha upacharas, o sedici atti di adorazione della puja, come l'offerta di cibo, incenso e acqua.
Canzoni e Bhajan dei santi, nella semplicità portano una potente filosofia.
- Gli insegnamenti di guru, swami, pandita, shastri, sacerdoti e anziani.
Le origini
Lo Shaivismo Kashmiro ha sostenuto fin dal principio uguaglianza sociale, libertà, assenza di dogmi e il ritenere reale (non illusoria) la realtà, in quanto manifestazione della coscienza universale.
Gli Saiva consideravano l'assoluto Parma Siva come il creatore, il preservatore e l'assorbitore.
Nei suoi diversi aspetti, egli manifesta la sua shakti e la ritira quando la sua libera volontà (Swatantrya) lo richiede.
L'individuo è un mini Shiva, che quando riconosce il suo vero sé, diventa uno con la coscienza universale.
L'Islam diffuso in quelle zone fu influenzato dall'ideologia buddhista e Shaivita.
I Mathikas (centri di dibattito teologico) erano frequentati da sufisti che erano profondamente interessati al pensiero Buddhista e Shaivita.
Come risultato della sintesi di Buddhismo e Islam, il Sufismo ha adottato un punto di vista liberale in accordo con i principi dello Saivismo, ha posto grande enfasi sull'autoriconoscimento (la dottrina del pratyabhijna dei Saiva).
Come questi ultimi, ha denunciato l'idolatria, le caste e ha sostenuto la libertà individuale nell'ottenere la realizzazione.
I sufisti (come i vedantini) consideravano il mondo illusorio e transitorio,
ma si avvicinavano alla filosofia Shaiva sulle questioni della libera volontà dell'individuo e della sua potenzialità di riconoscere il suo vero sé.

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