Introduzione
Lo
Shaivismo del Kashmir è penetrato in quella profondità
del
pensiero vivente in cui le diverse correnti della
sapienza
umana si uniscono in una luminosa sintesi.
-
Rabindranath Tagore
Tra
l'anno 700 e 1200 D.C lo Shaivismo del Kashmir conobbe un periodo di
grande sviluppo e diffusione.
È
una filosofia monistica come l'Advaita, teistica come le correnti
Vaisnava, pratica come lo Yoga, logica come il Nayaya e pacifica come
il buddismo.
Lo
shivaismo del Kashmir è idealista e realistico, sostenendo con forza
un approccio pragmatico alla vita.
I
tantra sono stati rivelati da Lord Shiva attraverso le sue 5 bocche:
Ishana
Tatpurusha
Sadyojata
Vamadeva
Aghora
Queste
stesse 5 bocche rappresentano le sue 5 energie, cioè:
Chitshakti
(coscienza),
Anandashakti
(Beatitudine),
Ichhashakti
(volontà),
Jnanashakti
(conoscenza)
Kriyashakti
(Azione).
Quando
queste cinque energie si uniscono rivelano 64 Bhairavatantra che sono
puramente monistici. Questo approccio è chiamato Shivaismo del
Kashmir o filosofia Trika.
Radici
Shaivite e Bhakti della religione del Kashmir
Questa
tradizione si adatta perfettamente alla più ampia e condivisa
visione indiana, ovvero:
la
comprensione della coscienza e della natura dell'essere come chiave
per la liberazione.
Naturalmente
questa enfasi varia e a volte vengono usati termini diversi ma
presentano la stessa idea centrale.
Ad
esempio il sunyata (vuoto) del
Buddismo Madhyamika e il Brahman delle Upanishad sono assoluti
monistici, due metafore opposte che rappresentano la stessa idea
centrale.
Qualcuno
sostiene addirittura che il dualismo Samkhya e giainista non sono
altro che proiezioni di un sistema monistico di coscienza universale
che si manifesta nelle categorie del mondo fisico e sensibile.
Anche
la religione iraniana di Zarathustra può essere vista come
riformulazione della precedente tradizione vedica.
Lo
Shivaismo Kashmiro raggiunse il suo culmine con Abhinavagupta e
Kshemaraja (dal X al XI secolo d.C.), la loro scuola trika (triplice)
sosteneva che la realtà è rappresentata da tre categorie:
Questa
triplice divisione è talvolta rappresentata nei termini dei principi
Siva
(il principio Base della coscienza)
Sakti
(la sua energia)
Anu
o Pati, Pasa, Pasu (il mondo materiale).
Pasu
è l'individuo che agisce secondo il suo condizionamento.
Pasa
sono i legami che lo legano al suo comportamento
Pati
o Pasupati (Signore del gregge) è Siva personificato
la cui conoscenza libera e rende possibile il raggiungimento del
pieno potenziale.
La
mente è vista come un insieme gerarchico (krama)
di
agenti (kula)
che
percepisce il suo vero sé spontaneamente (pratyabhijna)
con
un potere creativo che può essere visto come essere pulsante
(spanda).
Quest'ultimo
attributo ricorda gli Spenda
della religione zaratushtriana, dove questa parola rappresenta il
potere della creazione di Ahura Mazda.
Pare
quindi che lo Shaivismo del Kashmir abbia tentato una riconciliazione
della religione iraniana con il suo genitore vedico.
Il
sistema Pratyabhijna
(riconoscimento) prende il nome dal libro “Stanzas sul
riconoscimento di Ishvara o Shiva”, scritto da Utpala (circa
900-950). Sembra che Utpala stesse sviluppando le idee introdotte dal
suo maestro Somananda, che aveva scritto la precedente “Visione di
Shiva”.
Nello
Shaivismo in generale,
Shiva
è il nome della coscienza assoluta e trascendentale,
la
coscienza ordinaria, invece, è vincolata dal
cognitivo
e dal comportamento condizionato.
Esplorando
le vere sorgenti della coscienza ordinaria
si
giunge a riconoscerne l'universale (Shiva),
questo
porta al riconoscimento che non si è schiavi (pasu)
della
creazione ma il padrone (pati).
Per
il sistema spanda il punto di partenza sono gli “Aforismi di Shiva”
attribuiti a Vasugupta (c 800), invece al discepolo Kallata sono
generalmente attribuite le Stanzas sulla Vibrazione.
Secondo
questa scuola la coscienza universale pulsa di vibrazioni e questo
flusso e riflusso può essere sperimentato dalla persona che ha
riconosciuto il suo vero io.
Abhinavagupta
scrisse più di sessanta lavori sul tantra, poesia, drammaturgia e la
filosofia. Egli sottolineava il fatto che
tutta la creatività umana rivela aspetti della “coscienza seme”,
questo spiega il suo interesse per ogni aspetto dell'arte e della
vita.
Secondo
il Samkhya la realtà fisica può essere rappresentata in termini di
venticinque categorie (Tattva), lo Shaivismo del Kashmir ne aggiunge
undici che caratterizzano diversi aspetti della coscienza.
Qualsiasi
punto focale della coscienza deve prima
essere
circoscritto nel tempo e nello spazio,
successivamente
è essenziale selezionare un
metodo
per porvi l'attenzione,
L'aspetto
che fa provare una sensazione di
inclusione
con questo processo seguito in seguito da un
senso
di alienazione è chiamato maya.
Così
maya permette, attraverso un processo di
identificazione
e distacco, di raggiungere i
limiti
della comprensione ed essere creativi.
Secondo
lo Shaivismo, un livello di comprensione/percezione più elevato di
quello solitamente usato nel quotidiano consente di comprendere
l'unità e la separazione con uguale chiarezza.
La
consapevolezza pura non deve essere intesa come simile alla
consapevolezza quotidiana, ma piuttosto come la realizzazione dello
schema sottostante che esprime le leggi della natura.
La
psicologia Shaiva è ottimista, scientifica,
pratica
e liberatoria.
A
livello personale sottolinea il raggiungere la sorgente della
creazione (Sakti) e lo schema alla base di questa creatività (Siva).
Il viaggio che porta a questa conoscenza può essere iniziato in
vari modi: attraverso le scienze, le arti e le attività sociali
creative.
Ma
questa esplorazione del mondo esterno deve essere presa come un mezzo
di scoperta dell'architettura del mondo interiore.
La
psicologia Shaiva rivela anche che la nozione di bhakti, che ha
svolto un ruolo centrale nella formazione della mente indiana durante
lo scorso millennio, può essere messa a fuoco e legata alla ricerca
della conoscenza.
Le
teorie intellettuali dello Shaivismo del Kashmir furono espresse in
modo popolare dal grande mistico Lalleshvari
(Lalla) (1335-1376).
I
suoi detti (vakya) costituiscono
la base di gran parte della visione Kashmira emersa successivamente,
ma da Lalleshvari in poi l'enfasi si è spostata sugli aspetti
devozionali.
Kachru
(1981) afferma:
"Lalla
fa parte della lingua, della letteratura e della cultura del Kashmir
tanto quanto Shakespeare lo è dell'inglese"
La
nozione di riconoscimento del proprio vero io fu esaltata in un ruolo
centrale nella religione popolare, incluso l'Islam del Kashmir che
vede i suoi vakya e i detti del suo discepolo Sheikh Nur-ud-din
(1377-1438), Nanda Rishi, come fonti di saggezza spirituale. Di
seguito sono riportati due vakya di Lalla:
-
1 -
Mi vedevo in tutte le cose
Ho visto
Dio risplendere in ogni cosa.
Hai sentito, fermati! vedi Siva
La
casa è sua, chi sono io Lalla.
-
2 -
Shiva pervade il mondo
Indù e musulmani sono la
stessa cosa.
Se sei saggio conosci te stesso
Allora conoscerai
Dio.
Nur-ud-din
fu seguito da un gran numero di Rishi sia delle comunità induiste
che musulmane (alla fine del XIX secolo, gli induisti del Kashmir
costituivano circa il sette percento della popolazione della zona).
All'interno della comunità stessa, in questo periodo si era
verificata una divisione a due facce:
I
karkun:
Coloro che si
specializzavano nella sfera secolare (attività laiche), studiavano
il persiano e si occupavano di lavoro amministrativo.
I
bhasha bhatta: altri
che svolgevano doveri sacerdotali, il che richiedeva conoscenza del
sanscrito ecc.
Negli
ultimi anni, questa sottodivisione sta scomparendo e i valori karkun
sono diventati l'etica dominante della comunità.
Shivaismo
del Kashmir
Lo
Shivaismo del Kashmir, con il suo forte accento sull'individuazione
dell'unità esistente con Siva, è la scuola più risolutamente
monistica delle sei.
Le
fonti originali che la compongono hanno
radici
ancestrali e si perdono nella notte dei tempi,
tuttavia
possiamo affermare che intorno all'800 d.C.
ha
avuto una grande riformulazione e diffusione.
A
quell'epoca l'India settentrionale era composta da piccoli regni
feudali, i maharaja sostenevano varie religioni, il
buddhismo era ancora forte e lo Shaktismo tantrico fioriva verso
nord-est.
Lo
Saivismo in generale aveva vissuto una rinascita già dal 500 d.C
Secondo
lo Shaivismo Kashmiro, il Signore Siva originariamente espresse
sessantaquattro sistemi o filosofie, alcuni monistici, alcuni
dualistici
e
alcuni monistico-teistici.
Alla
fine questi furono persi, e Siva comandò al saggio Durvasas di
rianimare la conoscenza, i "figli nati dalla mente" del
saggio Durvasas
furono
incaricati di insegnare le filosofie:
Così,
Tryambaka in un momento sconosciuto gettò una nuova
fondazione
per la filosofia Kashmir Saiva.
Poi
lo stesso Signore Siva sentì la necessità di risolvere le
interpretazioni contrastanti degli Agama e di contrastare
l'intrusione
del
dualismo sulle antiche dottrine monistiche.
All'inizio
degli anni '800, Shri Vasugupta viveva sulla montagna di Mahadeva
vicino a Srinagar, la tradizione afferma che una notte il Signore
Siva gli apparve in sogno e gli rivelò dove si trovava
una
grande scrittura incisa nella roccia.
Al
risveglio, Vasugupta si precipitò sul posto e trovò settantasette
terse
sutra incise nella pietra, che chiamò i Siva Sutras.
Vasugupta
espose i Sutras ai suoi seguaci,
e
gradualmente la filosofia si diffuse.
Su
questa base scritturale sorse la scuola conosciuta come Shivaismo
Kashmiro, Saivismo settentrionale, Pratyabhijna Darshana ("scuola
del riconoscimento") o Trikashasana ("sistema Trika").
Trika,
"tre", si riferisce al trattamento tripartito del Divino:
Siva, Shakti e anima oltre
a tre insiemi di scritture e a una serie di altre triadi.
La
letteratura Kashmira Saivita ha tre grandi divisioni:
Agama
Shastra
comprende opere di origine divina: in particolare la letteratura
Saiva Agama, ma anche i Siva Sutras di Vasugupta.
Spanda
Shastra, o Spanda Karikas
(di cui sono rimasti solo due sutra), sono attribuiti entrambi al
discepolo di Vasugupta, Kallata (ca 850-900), che elabora i principi
dei Siva Sutras.
Pratyabhijna
Shastra i cui
principali componenti sono lo Siva Drishti del discepolo di
Vasugupta, Somananda, e i Pratyabhijna Sutras dello studente di
Somananda, Utpaladeva (ca 900-950).
Abhinavagupta
(ca 950-1000) ha scritto circa quaranta opere, tra cui Tantraloka,
"Luce sul Tantra", un testo completo sulla filosofia e il
rituale Saiva Agamico.
Lo
Shivaismo Kashmiro fornisce una comprensione estremamente ricca e
dettagliata della psiche umana e un chiaro e distinto percorso di
kundalini-siddha yoga verso l'obiettivo di Realizzazione del Sé.
Nella
sua storia, la tradizione ha prodotto numerosi siddha, adepti di
notevole intuizione e potere. Si dice che Abhinavagupta, dopo aver
completato la sua ultima opera sul sistema Pratyabhijna, sia entrato
nella grotta Bhairava vicino a Mangam con 1200 discepoli, e lui e
loro non siano più stati visti.
Lo
Shivaismo Kashmiro è intensamente monistico,
non
nega l'esistenza di un Dio personale o degli Dei
ma
viene posta molto più enfasi sulla meditazione personale e
sulla
riflessione del devoto.
La
creazione dell'anima e del mondo viene spiegata
come
l'abhasa di Siva, "risplendente" di sé stesso
nel
suo aspetto dinamico di Shakti,
il
primo impulso, chiamato spanda.
Lo
Shivaismo Kashmiro non è tanto interessato a
venerare
un Dio personale quanto a raggiungere lo
stato
trascendentale della coscienza di Siva.