Origini dell’ayurveda
Vediamo di capire meglio come funziona. La medicina ayurvedica risale alla cultura vedica di cui già abbiamo traccia nel 3000a.c. , anche se i testi principali a cui fa riferimento sono la Charaka Samhita e la Sushhruta Samhita datati intorno al 300 a.c.
Secondo il pensiero Samhkia dalla coscienza cosmica e dalla forza creatrice si originano i tre guna: satva (l’essenza), rajas (il movimento) e tamas (l’inerzia): è un pò come un big bang. Con tamas aumenta l’inerzia e a l’essenza di satva stimolata da rajas si condensa dando origine al mondo fisico che si compone di cinque elementi principali, i mahabhuta: etere, aria, fuoco, acqua, terra.
Questi elementi sono i mezzi necessari per l’espressione materiale dell’intelligenza cosmica e sono la manifestazione grossolana dei principi precedenti. In origine dallo spazio nacque una vibrazione (come nella Genesi: in principio era il verbo) che cominciò a muoversi e ddiede origine a molecole d’aria, il cui movimento generò calore e produsse il fuoco. Il fuoco dissolvendosi nell’aria produsse molecole liquide che solidificandosi diedero origine alla terra.
Questi elementi si combinano nella creazione del mondo e della vita. Come nel mondo che ci cierconda, anche nel nostro microcosmo essi danno origine agli umori biologici che formano il corpo umano:
etere – akasha (sistema nervoso, sistema circolatorio)
aria – vayu (sensi e attività fisica)
fuoco – tejas (i processi metabolici)
acqua – jala (sangue e linfa e tessuti molli- grasso)
terra – prithivi (ossa)
Quest’idea hai dei forti paralleli con la teoria degli elementi della medicina cinese anche se le due medicine non sono perfettamente sovrapponibili, ed anche con la teoria degli umori della nostra medicina più antica.
I DOSHA: vata, pitta e kapha.
I dosha nascono dalla combinazione di questi elementi.
L’aria e l’etere combinati insieme danno origine a vata.
Il fuoco e l’acqua a pitta.
L’acqua e la terra a kapha.
A prima vista i dosha possono sembrare concetti strani e sfuggenti, ma sono in realtà legati alla nostra esperienza diretta del mondo e sono più intuitivi di quanto si pensi.
Le caratteristiche (guna) a loro attribuite sono legate ai nostri sensi e possiamo immaginare che abbiano una sorta di personalità. Secondo l’ayurveda sono infatti anche gli elementi costitutivi della nostra personalità. Se ci pensiamo anche nei nostri modi di dire è presente un collegamento tra la nostra personalità e la costituzione fisica. si dice di una persona che può essere: sanguigna, biliosa, flemmatica, fredda, ruvida, calda, di appetiti voraci, dolce, elettrica, brillante, granitica…
Vata
Il significato letterale di vata è ciò che si muove. Vata è secco, ruvido, freddo, sottile e mobile. La sua sede è nel colon ed è legato a tutto ciò che si muove nel nostro corpo. Quindi è responsabile dell’eliminazione dei rifiuti, della respirazione della circolazione, degli impulsi nervosi, delle nostre attività mentali e fisiche. Come in natura se vata non è in equilibrio causa terremoti, tuoni, tempeste e irregolarità stagionali, così anche nel nostro corpo piò generare ogni sorta di disturbo, spesso con sintomi mutevoli. Di solito le costituzioni vata peggiorano per la mancanza di abitudini, per attività eccessiva e mancanza di quiete e confusione, soprattutto sonora, e i loro disturbi vanno dai dolori articolari al gas intestinale, al mal di testa, alle crisi d’ansia e all’instabilità psichica. I tipi vata devono stare attenti soprattutto ai rumori eccessivi, al freddo secco ai cibi secchi e al gusto amaro. La loro instabilità migliora col riposo e col gusto dolce e salato. Vata è facile da mandare in squilibrio ma anche veloce da riequilibrare.
Pitta
Pitta riguarda i processi ormonali e metabolici. Letterlmente significa ciò che produce calore. Pitta è untuoso, caldo, penetrante, pungente, acido. La sua sede è nello stomaco e nell’intestino tenue e in genere negli organi del plesso solare. Nasce dai guna acqua e fuoco, ma spesso ci si concentra sull’aspetto del fuoco perché dei due questo è quello più instabile. Pitta è responsabile della termogenesi e della trasformazione e dell’assimilazione del cibo e delle nostre esperienze. La corporatura di pitta è media è ben proporzionata e il carattere forte, coraggioso e deciso, può diventare facilmente irascibile, collerico, geloso o egocentrico. Il pensiero è brillante e intuitivo, ma a volte anche tagliente e sprezzante o pignolo. Gli dà fastidio il clima caldo e in genere può soffrire di gastrite, irritazioni alla pelle, acne, e infiammazioni e infezioni di ogni tipo. Quando è in squilibrio ha sudori forti e odorosi. Di carattere competitivo per trovare l’equilibrio deve imparare a gestire il nervoso in situazioni di conflitto. Di appetito vorace, viene equilibrato da cibi freschi, dolci e amari, fa bene a non saltare i pasti e a evitare cibi piccanti e stimolanti come alcol e caffè.
Kapha
Vata – disequilibrio: ansia, confusione, amarezza – equilibrio: allegria, umorisomo.
Pitta – disequilibrio: collera, ira, irritazione – equilibrio: acume, vitalità, gioia, intensità.
Kapha – disequilibrio: apatia, depressione, indoenza, cocciutaggine – equilibrio: stabilità, forza, serenità, dolcezza.
Qui si è parlato di costituzioni in cui c’è una predominante chiara. Questi tre umori però si mescolano in proporzioni variabili in diverse costituzioni e non sempre uno prevale sugli altri in maniera evidente. Perciò si possono avere diversi sottotipi: vata-pitta, pitta vata, vata-kapha, pitta-kapha e kapha-pitta o, se i dosha sono in proporzioni molto simili si ha il tridosha vata-pitta-kapha (costituzione rara).
La situazione si complica perché i dosha sono presenti in proporzioni diverse in diverse zone del nostro corpo (ogni dosha ha cinque subdosha che governano funzioni specifiche). In caso di malattia la diagnosi diventa più complicata e sarà necessario un bravo medico ayurvedico che riconoscerà nel dettaglio la situazione e darà la cura specifica adeguata.
Per chi invece vuole iniziare da solo a rendere la sua vita più equilibrata e sana non è così difficile. Basta riconoscere la propria natura dominante (prakriti) e cominciare a rispettarla con piccoli accorgimenti e, nel momento in cui si sente che si sta andando in disequilibrio (vrikriti), si avrà una mappa per sapere quali attività, ambienti e cibi sono più adatti per farci tornare all’equilibrio. Secondo l’ayurveda anche se ho diversi sintomi e tutti i dosha vanno in disequilibrio, la causa principale è da imputare al mio dosha dominante e quando lo vado a riequilibrare, tutti gli altri tornano a posto.
I romani dicevano che dopo i trent’anni una persona non doveva più avere bisogno del medico intendendo che doveva ormai conoscersi abbastanza bene per sapere cosa lo faceva stare bene e cosa no. L’ayurveda può essere uno strumento efficace per questo scopo.

Nessun commento:
Posta un commento