venerdì 22 maggio 2026

Shivaismo del Kashmir parte 1

 




Introduzione

Lo Shaivismo del Kashmir è penetrato in quella profondità

del pensiero vivente in cui le diverse correnti della

sapienza umana si uniscono in una luminosa sintesi.


- Rabindranath Tagore


Tra l'anno 700 e 1200 D.C lo Shaivismo del Kashmir conobbe un periodo di grande sviluppo e diffusione.


È una filosofia monistica come l'Advaita, teistica come le correnti Vaisnava, pratica come lo Yoga, logica come il Nayaya e pacifica come il buddismo.

Lo shivaismo del Kashmir è idealista e realistico, sostenendo con forza un approccio pragmatico alla vita.

I tantra sono stati rivelati da Lord Shiva attraverso le sue 5 bocche:


Ishana

Tatpurusha

Sadyojata

Vamadeva

Aghora


Queste stesse 5 bocche rappresentano le sue 5 energie, cioè:

Chitshakti (coscienza),

Anandashakti (Beatitudine),

Ichhashakti (volontà),

Jnanashakti (conoscenza)

Kriyashakti (Azione).


Quando queste cinque energie si uniscono rivelano 64 Bhairavatantra che sono puramente monistici. Questo approccio è chiamato Shivaismo del Kashmir o filosofia Trika.

Radici Shaivite e Bhakti della religione del Kashmir

Questa tradizione si adatta perfettamente alla più ampia e condivisa visione indiana, ovvero:

la comprensione della coscienza e della natura dell'essere come chiave per la liberazione.


Naturalmente questa enfasi varia e a volte vengono usati termini diversi ma presentano la stessa idea centrale.

Ad esempio il sunyata (vuoto) del Buddismo Madhyamika e il Brahman delle Upanishad sono assoluti monistici, due metafore opposte che rappresentano la stessa idea centrale.


Qualcuno sostiene addirittura che il dualismo Samkhya e giainista non sono altro che proiezioni di un sistema monistico di coscienza universale che si manifesta nelle categorie del mondo fisico e sensibile.

Anche la religione iraniana di Zarathustra può essere vista come riformulazione della precedente tradizione vedica.

Lo Shivaismo Kashmiro raggiunse il suo culmine con Abhinavagupta e Kshemaraja (dal X al XI secolo d.C.), la loro scuola trika (triplice) sosteneva che la realtà è rappresentata da tre categorie:

  • trascendentale ( para ),

  • materiale ( apara )

  • e una combinazione di queste due ( para para )


Questa triplice divisione è talvolta rappresentata nei termini dei principi

  • Siva (il principio Base della coscienza)

  • Sakti (la sua energia)

  • Anu o Pati, Pasa, Pasu (il mondo materiale).

      • Pasu è l'individuo che agisce secondo il suo condizionamento.

      • Pasa sono i legami che lo legano al suo comportamento

      • Pati o Pasupati (Signore del gregge) è Siva personificato la cui conoscenza libera e rende possibile il raggiungimento del pieno potenziale.


La mente è vista come un insieme gerarchico (krama)

di agenti (kula)

che percepisce il suo vero sé spontaneamente (pratyabhijna)

con un potere creativo che può essere visto come essere pulsante (spanda).



Quest'ultimo attributo ricorda gli Spenda della religione zaratushtriana, dove questa parola rappresenta il potere della creazione di Ahura Mazda.

Pare quindi che lo Shaivismo del Kashmir abbia tentato una riconciliazione della religione iraniana con il suo genitore vedico.

Il sistema Pratyabhijna (riconoscimento) prende il nome dal libro “Stanzas sul riconoscimento di Ishvara o Shiva”, scritto da Utpala (circa 900-950). Sembra che Utpala stesse sviluppando le idee introdotte dal suo maestro Somananda, che aveva scritto la precedente “Visione di Shiva”.



Nello Shaivismo in generale,

Shiva è il nome della coscienza assoluta e trascendentale,

la coscienza ordinaria, invece, è vincolata dal

cognitivo e dal comportamento condizionato.


Esplorando le vere sorgenti della coscienza ordinaria

si giunge a riconoscerne l'universale (Shiva),

questo porta al riconoscimento che non si è schiavi (pasu)

della creazione ma il padrone (pati).



Per il sistema spanda il punto di partenza sono gli “Aforismi di Shiva” attribuiti a Vasugupta (c 800), invece al discepolo Kallata sono generalmente attribuite le Stanzas sulla Vibrazione.

Secondo questa scuola la coscienza universale pulsa di vibrazioni e questo flusso e riflusso può essere sperimentato dalla persona che ha riconosciuto il suo vero io.


Abhinavagupta scrisse più di sessanta lavori sul tantra, poesia, drammaturgia e la filosofia. Egli sottolineava il fatto che tutta la creatività umana rivela aspetti della “coscienza seme”, questo spiega il suo interesse per ogni aspetto dell'arte e della vita.

Secondo il Samkhya la realtà fisica può essere rappresentata in termini di venticinque categorie (Tattva), lo Shaivismo del Kashmir ne aggiunge undici che caratterizzano diversi aspetti della coscienza.



Qualsiasi punto focale della coscienza deve prima

essere circoscritto nel tempo e nello spazio,


successivamente è essenziale selezionare un

metodo per porvi l'attenzione,


L'aspetto che fa provare una sensazione di

inclusione con questo processo seguito in seguito da un

senso di alienazione è chiamato maya.

Così maya permette, attraverso un processo di

identificazione e distacco, di raggiungere i

limiti della comprensione ed essere creativi.


Secondo lo Shaivismo, un livello di comprensione/percezione più elevato di quello solitamente usato nel quotidiano consente di comprendere l'unità e la separazione con uguale chiarezza.

La consapevolezza pura non deve essere intesa come simile alla consapevolezza quotidiana, ma piuttosto come la realizzazione dello schema sottostante che esprime le leggi della natura.


La psicologia Shaiva è ottimista, scientifica,

pratica e liberatoria.


A livello personale sottolinea il raggiungere la sorgente della creazione (Sakti) e lo schema alla base di questa creatività (Siva).
Il viaggio che porta a questa conoscenza può essere iniziato in vari modi: attraverso le scienze, le arti e le attività sociali creative.

Ma questa esplorazione del mondo esterno deve essere presa come un mezzo di scoperta dell'architettura del mondo interiore.

La psicologia Shaiva rivela anche che la nozione di bhakti, che ha svolto un ruolo centrale nella formazione della mente indiana durante lo scorso millennio, può essere messa a fuoco e legata alla ricerca della conoscenza.

Le teorie intellettuali dello Shaivismo del Kashmir furono espresse in modo popolare dal grande mistico Lalleshvari (Lalla) (1335-1376).

I suoi detti (vakya) costituiscono la base di gran parte della visione Kashmira emersa successivamente, ma da Lalleshvari in poi l'enfasi si è spostata sugli aspetti devozionali.


Kachru (1981) afferma:

"Lalla fa parte della lingua, della letteratura e della cultura del Kashmir tanto quanto Shakespeare lo è dell'inglese"


La nozione di riconoscimento del proprio vero io fu esaltata in un ruolo centrale nella religione popolare, incluso l'Islam del Kashmir che vede i suoi vakya e i detti del suo discepolo Sheikh Nur-ud-din (1377-1438), Nanda Rishi, come fonti di saggezza spirituale. Di seguito sono riportati due vakya di Lalla:


- 1 -
Mi vedevo in tutte le cose
Ho visto Dio risplendere in ogni cosa.
Hai sentito, fermati! vedi Siva
La casa è sua, chi sono io Lalla.


- 2 -
Shiva pervade il mondo
Indù e musulmani sono la stessa cosa.
Se sei saggio conosci te stesso
Allora conoscerai Dio.



Nur-ud-din fu seguito da un gran numero di Rishi sia delle comunità induiste che musulmane (alla fine del XIX secolo, gli induisti del Kashmir costituivano circa il sette percento della popolazione della zona). All'interno della comunità stessa, in questo periodo si era verificata una divisione a due facce:

  • I karkun: Coloro che si specializzavano nella sfera secolare (attività laiche), studiavano il persiano e si occupavano di lavoro amministrativo.

  • I bhasha bhatta: altri che svolgevano doveri sacerdotali, il che richiedeva conoscenza del sanscrito ecc.

Negli ultimi anni, questa sottodivisione sta scomparendo e i valori karkun sono diventati l'etica dominante della comunità.

Shivaismo del Kashmir

Lo Shivaismo del Kashmir, con il suo forte accento sull'individuazione dell'unità esistente con Siva, è la scuola più risolutamente monistica delle sei.


Le fonti originali che la compongono hanno

radici ancestrali e si perdono nella notte dei tempi,

tuttavia possiamo affermare che intorno all'800 d.C.

ha avuto una grande riformulazione e diffusione.


A quell'epoca l'India settentrionale era composta da piccoli regni feudali, i maharaja sostenevano varie religioni, il buddhismo era ancora forte e lo Shaktismo tantrico fioriva verso nord-est.

Lo Saivismo in generale aveva vissuto una rinascita già dal 500 d.C


Secondo lo Shaivismo Kashmiro, il Signore Siva originariamente espresse sessantaquattro sistemi o filosofie, alcuni monistici, alcuni dualistici

e alcuni monistico-teistici.

Alla fine questi furono persi, e Siva comandò al saggio Durvasas di rianimare la conoscenza, i "figli nati dalla mente" del saggio Durvasas

furono incaricati di insegnare le filosofie:


  • Tryambaka (il monistico)

  • Amardaka (il dualistico)

  • Shrinatha (il monistico-teistico)


Così, Tryambaka in un momento sconosciuto gettò una nuova

fondazione per la filosofia Kashmir Saiva.

Poi lo stesso Signore Siva sentì la necessità di risolvere le interpretazioni contrastanti degli Agama e di contrastare l'intrusione

del dualismo sulle antiche dottrine monistiche.

All'inizio degli anni '800, Shri Vasugupta viveva sulla montagna di Mahadeva vicino a Srinagar, la tradizione afferma che una notte il Signore Siva gli apparve in sogno e gli rivelò dove si trovava

una grande scrittura incisa nella roccia.

Al risveglio, Vasugupta si precipitò sul posto e trovò settantasette

terse sutra incise nella pietra, che chiamò i Siva Sutras.

Vasugupta espose i Sutras ai suoi seguaci,

e gradualmente la filosofia si diffuse.


Su questa base scritturale sorse la scuola conosciuta come Shivaismo Kashmiro, Saivismo settentrionale, Pratyabhijna Darshana ("scuola del riconoscimento") o Trikashasana ("sistema Trika").

Trika, "tre", si riferisce al trattamento tripartito del Divino: Siva, Shakti e anima oltre a tre insiemi di scritture e a una serie di altre triadi.



La letteratura Kashmira Saivita ha tre grandi divisioni:

  • Agama Shastra comprende opere di origine divina: in particolare la letteratura Saiva Agama, ma anche i Siva Sutras di Vasugupta.

  • Spanda Shastra, o Spanda Karikas (di cui sono rimasti solo due sutra), sono attribuiti entrambi al discepolo di Vasugupta, Kallata (ca 850-900), che elabora i principi dei Siva Sutras.

  • Pratyabhijna Shastra i cui principali componenti sono lo Siva Drishti del discepolo di Vasugupta, Somananda, e i Pratyabhijna Sutras dello studente di Somananda, Utpaladeva (ca 900-950).

Abhinavagupta (ca 950-1000) ha scritto circa quaranta opere, tra cui Tantraloka, "Luce sul Tantra", un testo completo sulla filosofia e il rituale Saiva Agamico.

Lo Shivaismo Kashmiro fornisce una comprensione estremamente ricca e dettagliata della psiche umana e un chiaro e distinto percorso di kundalini-siddha yoga verso l'obiettivo di Realizzazione del Sé.

Nella sua storia, la tradizione ha prodotto numerosi siddha, adepti di notevole intuizione e potere. Si dice che Abhinavagupta, dopo aver completato la sua ultima opera sul sistema Pratyabhijna, sia entrato nella grotta Bhairava vicino a Mangam con 1200 discepoli, e lui e loro non siano più stati visti.


Lo Shivaismo Kashmiro è intensamente monistico,

non nega l'esistenza di un Dio personale o degli Dei

ma viene posta molto più enfasi sulla meditazione personale e

sulla riflessione del devoto.

La creazione dell'anima e del mondo viene spiegata

come l'abhasa di Siva, "risplendente" di sé stesso

nel suo aspetto dinamico di Shakti,

il primo impulso, chiamato spanda.

Lo Shivaismo Kashmiro non è tanto interessato a

venerare un Dio personale quanto a raggiungere lo

stato trascendentale della coscienza di Siva.


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